l settore dell’energia da fonti rinnovabili nell’ultimo decennio è in espansione, come confermano i dati del Rapporto Legambiente Comuni Rinnovabili 2017 che mette nero su bianco la loro crescita nel nostro Paese.
 
 
L’organizzazione ambientalista ha preso in considerazione tutte le tipologie di impianto a biomassa che sfruttano materiali di origine organica per produrre energia elettrica e frigorifera distinguendo in impianti a biomassa solida e quelli che producono energia elettrica tramite la combustione di gas. I primi producono energia tramite la combustione di materiali di origine organica, vegetale o animale; i secondi si attivano con la combustione di gas, principalmente metano, prodotto dalla fermentazione batterica dei residui organici provenienti dai rifiuti agro industriali (liquami zootecnici, scarti dell’agro-industria o vegetali in decomposizione). A questi impianti si aggiungono quelli bioliquidi che producono energia elettrica bruciando biomasse come oli vegetali puri, grassi animali o oli vegetali esausti di frittura.
 
 
Secondo il Rapporto Legambiente alla fine del 2017 sono stati calcolati 4.114 Comuni a bioenergia, ovvero quelli in cui sono presenti impianti a biomassa solida, liquida o gassosa, per un totale di 5.490 MW elettrici e 1.534 MW termici prodotti.
 
 
Un esempio curioso e molto interessante che in pochi conoscono, è l’impiego degli scarti della filiera vitivinicola in particolare delle distillerie: la potatura annua delle viti crea tra 1,5 e 3 tonnellate per ettaro di materiale organico che può essere impiegato negli impianti a biomasse: “I vigneti danno ogni anno 8 milioni di quintali di vinacce e 2,2 milioni di ettolitri di fecce, che finiscono in distilleria – asserisce Mariacarla Bonollo, responsabile relazioni esterne di Distillerie Bonollo – Ora per le distillerie si tratta di fare un'evoluzione per produrre energia rinnovabile e utilizzare in pieno il milione di tonnellate di sottoprodotti della vinificazione che rappresentano un tesoro energetico”.
 
Bisogna sapere che la CO2 immessa in atmosfera durante la combustione di biomassa, corrisponde alla quantità di anidride carbonica assorbita dalle piante nel corso del ciclo di vita, prima della trasformazione in biomassa. Nel calcolo della quantità di CO2 immessa in atmosfera dai processi di conversione energetica della biomassa sono da considerarsi inoltre i contributi delle operazioni di approvvigionamento, raccolta, trasporto e stoccaggio, e degli eventuali processi di trasformazione del combustibile per renderlo adatto allo specifico impianto di conversione energetica.
 
Guardando ai numeri, per esempio, un impianto di dimensioni medie (circa 5 MW) consente di evitare emissioni per circa 10 tonnellate/anno di polveri sottili, rispetto all'utilizzo dei dispositivi domestici a biomassa quali caminetti e stufe a pellet.
 
La conversione energetica della biomassa fornisce un beneficio sociale occupazionale: le diverse fasi del ciclo produttivo del combustibile da biomassa creano infatti posti di lavoro e favoriscono la ripresa dei settori agricolo e forestale, rappresentando una fonte di reddito aggiuntiva a quello tradizionalmente derivante dall’attività agroforestale. Infine, da un punto di vista strettamente strategico energetico, l’utilizzo della biomassa come fonte rinnovabile può ridurre la dipendenza energetica dai produttori extraeuropei.
 
Ci si augura che queste tecnologie possano avere una continua evoluzione ed entrare a far parte della nostra comune conoscenza, abbandonando finalmente l'impiego di combustibili fossili.
 
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Pubblicato da Yuri Isoldi